Buongiorno.
Ancora una volta per la gioia di voi spettatori, parleremo di un genere che conosco poco: il fumetto. Per favore, fan del genere non alzate gli occhi al cielo, vi prometto di restare umile e di commentare la mia lettura in modo più oggettivo possibile. E sono chiaramente aperta alle critiche costruttive.
Comincerò dicendo che a me i supereroi non piacciono.
Diciamo che non sono una fan degli Avenger, della Marvel o di chi per loro.
Nella mia testa il supereroe per eccellenza è Superman, tutti gli altri sono
ok, ma non attirano la mia attenzione. Ma non fraintendetemi, non dedico il mio
tempo nemmeno a Clark Kent.
Restiamo però sulla DC Comics, perché, tornate a scusarmi,
ma la Marvel è della Disney e io ho GRANDI problemi con la Disney, per cui oggi
parliamo de “I nuovi dei”, in particolare dei primi due volumi scritti e
disegnati da Jack Kirby, uno dei grandi fumettisti. Egli infatti ha contribuito
in modo più o meno sostanziale nella creazione di alcuni dei supereroi più
apprezzati di oggi, sia per Marvel che per DC. Ad esempio Capitan America, Iron
man, Hulk, gli X-men eccetera.
La trama narra dei Nuovi Dei, provenienti da Nuova Genesi, il pianeta idilliaco che si contrappone al distopico Apokolips, entrambi generati dalla scissione del pianeta Urgrund, ovvero il pianeta dei Vecchi Dei.
Ho letto i primi due volumi, che riportano ciascuno diversi
fumetti, e la prima caratteristica che ho notato è l’uso del colore, in
particolare di colori molto brillanti, che contrastano molto con gli sfondi scuri.
L’introduzione è molto scarna, e infatti
non ho capito quasi nulla fino alla fine della prima parte. Mi prendo la
colpa di questa incomprensione in quanto sono digiuna di fumetti.
Mancano infatti, come era prevedibile, tutte le descrizioni
di luoghi e personaggi che vengono sopperite in parte dalle immagini e in parte
dai dialoghi, i personaggi infatti raccontano quello che pensano e fanno nel
momento esatto in cui tutto avviene. E per me è stato comico, forse l’ho un po’
banalizzato, anche per il fatto che Orion, il protagonista, non mi è piaciuto
molto. Si lamenta in continuazione ed è molto teatrale nelle reazioni, altro
aspetto probabilmente necessario nel fumetto, per rendere chiaro al lettore
tutto ciò che non può essere descritto. Ance se in altri fumetti, come Dylan
dog o Julia, non ho notato una esagerazione come qui. Ma forse ciò è dovuto
anche agli anni in cui è stato scritto.
In parte mi ha ricordato “Spiderman e i suoi fantastici
amici”, che ha accompagnato le merende estive della mia infanzia.
La seconda parte l’ho apprezzata di più, perché conoscevo già la storia e avevo inquadrato qualche personaggio. Mi è piaciuto il flashback che identifica il momento in cui i due mondi hanno iniziato la loro “guerra” ed il loro astio. Sembra aver ricalcato la modalità del film. Spiega anche il tentativo di pacificare con uno scambio che ho ritenuto agghiacciante ma che allo stesso tempo manda un messaggio fondamentale: l’importanza del contesto.
In questo secondo volume c’è anche un accenno al rapporto uomo-donna
che è un grandissimo NO, anche se sono consapevole che va considerato il
periodo in cui il fumetto è stato creato, cioè il 1971.
Nei fumetti avviene tutto velocemente, senza spiegazioni o
descrizioni quindi sono molto rapidi da leggere. Queste due parti non
concludono la storia, infatti la trama resta aperta, almeno per me che non ho
recuperato i seguiti.
È stata un’esperienza nuova. Riconosco l’importanza di
alcuni messaggi, quindi lo consiglio sicuramente agli amanti del genere; per
chi come me invece non è abituato consiglierei di iniziare con un tipo diverso
di fumetto, come i già citati Dylan Dog o Julia ecc.
A presto!
-Pearl
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